Olbia viene spesso considerata soprattutto come il punto di arrivo per chi atterra o sbarca nel nord-est della Sardegna, ma fermarsi soltanto il tempo necessario per ritirare un’auto significa perdere una città con una storia molto più profonda della sua funzione di porta della Gallura. Tra il centro urbano, il golfo e i siti archeologici dei dintorni, Olbia può occupare facilmente uno o due giorni di viaggio, soprattutto per chi vuole alternare cultura e mare senza affrontare lunghi trasferimenti.
La posizione spiega buona parte della sua importanza. Olbia si affaccia su un golfo naturale e per secoli ha avuto un ruolo strategico nei collegamenti marittimi. Oggi porto e aeroporto la rendono uno dei principali ingressi alla Sardegna nord-orientale, ma sotto la città moderna continuano ad affiorare testimonianze delle diverse fasi della sua storia.
Dal centro alla basilica di San Simplicio
Una visita può iniziare dal centro e da corso Umberto I, per poi raggiungere la basilica di San Simplicio. Il Comune di Olbia la definisce il più importante e antico monumento religioso della Sardegna nord-orientale. L’edificio, costruito tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, è uno dei riferimenti storici della città e permette di leggere un volto di Olbia molto diverso da quello delle marine e delle località balneari.
Accanto alla basilica si trova l’area archeologica della necropoli di San Simplicio. Gli scavi hanno restituito circa 450 tombe di età romana, datate tra il 200 a.C. e il 300 d.C., all’interno di una stratificazione che documenta un arco molto più ampio della storia cittadina. Secondo gli orari comunali aggiornati al 28 agosto 2026, il sito è aperto in giorni e fasce orarie differenti durante la settimana: è quindi opportuno verificare il calendario prima della visita.
Il Museo Archeologico e la città romana
Per capire perché Olbia fosse così importante nell’antichità bisogna proseguire verso il Museo Archeologico, sull’isolotto di Peddone, vicino al porto vecchio. La collezione racconta la città e il suo territorio attraverso reperti provenienti dalle diverse fasi storiche. Il Comune indica attualmente apertura dal martedì alla domenica, dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 19, con ultimo aggiornamento del 28 agosto 2026.
La presenza romana non è confinata al museo. Dopo la conquista della Sardegna nel 238 a.C., Olbia diventò un centro commerciale e una base navale importante. Resti della città romana sono distribuiti nell’area urbana e nei dintorni: un tratto dell’antica pavimentazione del foro è visibile all’incrocio tra via Dante e corso Umberto I, mentre l’acquedotto romano è considerato tra le testimonianze più significative di questa fase.
Questo patrimonio rende interessante una passeggiata urbana fatta con attenzione. A Olbia la città antica non coincide con un unico parco archeologico separato dal tessuto moderno: le tracce emergono in punti diversi e raccontano una continuità di insediamento che attraversa i secoli.
Le spiagge vicine a Olbia
Il vantaggio per chi viaggia è poter passare dalla storia al mare in poco tempo. Tra le spiagge più conosciute del territorio c’è Pittulongu, con una sequenza di arenili che comprende La Playa, lo Squalo, il Pellicano, Mare e Rocce e, più a nord, Bados. Sono località utili anche per chi soggiorna direttamente in città e non vuole dedicare l’intera giornata a un trasferimento.
A sud di Olbia si trova invece Porto Istana, affacciata sul sistema marino di Tavolara. Le sue insenature e l’acqua trasparente rappresentano uno dei paesaggi costieri più riconoscibili dell’area. Proseguendo verso nord e nord-est si raggiungono Porto Rotondo, Marina di Cugnana e Portisco, mentre verso sud la costa conduce in direzione di San Teodoro.
La scelta della spiaggia dovrebbe sempre tenere conto del vento. Nel nord-est della Sardegna il maestrale può modificare sensibilmente le condizioni del mare, perciò conviene controllare le previsioni nella stessa giornata invece di fissare ogni tappa con largo anticipo.
Archeologia anche fuori città
Chi dispone di un’auto può ampliare la visita verso i siti archeologici del territorio. Tra quelli segnalati dal portale turistico regionale figurano il nuraghe Riu Mulinu, in posizione elevata sul massiccio di Cabu Abbas, la tomba di giganti di Su Mont’e s’Abe e il castello di Pedres. Sono tappe che mostrano come il territorio olbiese conservi testimonianze molto anteriori alla città romana.
Per questi luoghi è importante verificare accessibilità, condizioni del percorso e modalità di visita. Alcuni siti non hanno la stessa organizzazione di un museo urbano e possono richiedere maggiore attenzione nella pianificazione.
Olbia come base per il nord-est
Olbia funziona bene anche come punto di partenza per esplorare una parte della Gallura. La Costa Smeralda, San Pantaleo, Porto Rotondo e l’area marina di Tavolara sono raggiungibili senza dover cambiare necessariamente alloggio ogni notte. È però meglio evitare l’errore opposto: usare Olbia come base per attraversare ogni giorno mezza Sardegna. In una vacanza breve conviene concentrarsi sul nord-est e lasciare Alghero, Cagliari o il Sulcis a un viaggio diverso.
Per una sosta di un solo giorno si possono combinare centro storico, San Simplicio e Museo Archeologico, aggiungendo una spiaggia se il tempo lo consente. Con due o tre giorni diventano realistici anche Porto Istana, Pittulongu e uno dei siti archeologici fuori città.
Olbia rivela così un’identità più articolata rispetto alla semplice città di transito. Il porto e l’aeroporto restano fondamentali, ma a pochi minuti dai principali punti di arrivo si incontrano una basilica medievale, necropoli romane, testimonianze nuragiche e un golfo che apre verso alcune delle coste più conosciute della Sardegna. Fermarsi prima di proseguire verso il resto della Gallura può quindi diventare una parte vera del viaggio, non soltanto una tappa logistica.